Corsa all’energia rinnovabile

Ambiente. Nel 2007 il contributo «verde» alla produzione elettrica nazionale ha sfiorato il 20%

di Jacopo Giliberto

Il futuro dell’energia è rinnovabile, al riparo dalle rincorse del petrolio: in aprile il caro-greggio darà una spinta del 3% sulla bolletta della luce e del 3,9% sul gas. Dopo gli anni del boom eolico – erano gli anni in cui al ministero dell’Ambiente c’era Altero Matteoli – ora è il momento del fotovoltaico (infatuazione del ministro uscente Alfonso Pecoraro Scanio) ma si profila già il futuro delle fonti d’energia d’origine vegetale o animale, come la benzina all’alcol o il gasolio dall’olio di colza: decine di imprese investono ora su questa nuova frontiera. Ma la strada è cosparsa di ostacoli. Il primo dei quali si chiama: incertezza. Quell’incertezza che impedisce agli investitori di mettere i soldi in un nuovo impianto. Un esempio per tutti: Jean Pierre Monéger, amministratore delegato della Cofathec Italia (gruppo Gaz de France), vorrebbe investire nel settore fotovoltaico, «ma come possiamo essere sicuri che le regole non cambieranno fra tre o cinque anni?»
Le fonti non convenzionali di energia consentono di sfuggire alla morsa degli sceicchi. È di ieri la nuova previsione del centro studi Rie di Bologna: lo scherzo del 1° aprile sarà sulle bollette. Il rincaro sarà pari, sui consumi di una famiglia media, a una maggiore spesa nelle bollette di 13 euro l’anno per la luce e 39 per il gas. A fine marzo l’Autorità dell’energia deciderà l’aggiornamento trimestrale sulla base degli andamenti internazionali del greggio e delle altre materie prime energetiche. La segretaria confederale Cgil, Marigia Maulucci, afferma che «il problema è per i redditi medio-bassi» e il segretario generale Uil, Luigi Angeletti, accusa «tutti coloro che in Italia si sono opposti alla creazione dei rigassificatori». Adusbef e Federconsumatori dicono che è urgente «una politica del risparmio e di investimenti in fonti di energia alternativa a partire dal fotovoltaico, accelerando con grandissima determinazione la costruzione di impianti di rigassificazione».
Già oggi l’Italia, in via teorica, sarebbe in linea con l’obbligo che sta per imporre una direttiva europea: arrivare al 2020 con una produzione energetica verde del 20%. L’Italia, il Paese più montuoso d’Europa, è in anticipo su quell’obiettivo da decenni grazie alle centrali idroelettriche. Ma Bruxelles ha detto che le centrali storiche non possono essere conteggiate in quel 20%.
Nel 2006 la produzione elettrica da fonti rinnovabili è cresciuta in linea con l’incremento complessivo della produzione (+3,6%). Nel 2007 il contributo “verde” dovrebbe essere tra il 17 e il 20%. Accanto a un lieve incremento della produzione idroelettrica da apporti naturali, che è tuttavia rimasta su valori molto inferiori rispetto a quelli registrati negli anni fino al 2004, c’è stato un forte aumento della produzione eolica, il cui contributo sul totale della produzione da fonti rinnovabili ha superato il 6%. Secondo Carlo Durante, amministratore delegato della Maestrale – una delle società neonate del settore delle centrali “verdi” – si dovrebbe arrivare a 12mila megawatt di centrali eoliche istallate in Italia. Superiore alla media è risultata anche la geotermia (+3,8%). Nel settore solare, il 9 gennaio 2008 il Gestore dei servizi elettrici aveva censito 2.306 impianti nuovi (12 megawatt) e 4.058 impianti in funzione da tempo (51 megawatt).
In questo settore si stanno buttando moltissime imprese. Bernd Schanzenbächer, del Crédit Suisse, conferma il fatto che il business dell’energia alternativa, «guidato dalla domanda pubblica di riforme ecologiche e dalla scarsità delle risorse naturali, si è trasformato in un business in fortissima espansione» e il mercato mondiale per i prodotti a basso consumo di energie fossili varrà almeno 500 miliardi di dollari entro il 2050. Cautissimi i Paesi Opec, che temono la concorrenza delle fonti energetiche nuove. Più dialettiche le multinazionali: Shell, Bp, Total, Eni (ed altre) ormai vedono le fonti non petrolifere come integrazione dell’offerta. Hanno capacità di visione a lungo termine e offrono energia sotto ogni forma: benzina d’alcol a fianco della benzina di raffineria; elettricità solare a fianco all’elettricità da gas.
Così le multinazionali investono. Ma non solamente loro. Qualche esempio fra mille? A Milano, in Foro Buonaparte, lo storico palazzo dell’Edison si sta dotando di un impianto solare capace di produrre 30mila chilowattora l’anno. A Castellanza (Varese) nello stabilimento Agrolinz Melamine Italia sta per arrivare una centrale elettrica alimentata con olio di palma. In Veneto, il Comune di Lavagno studia una centrale che userà come combustibile il guano degli allevamenti di pollame mentre il Comune astigiano di Berzano San Pietro si allea con quello albanese di Vora per una centrale alimentata con gas estratto dall’immondizia.
Il caso però più indicativo è quello di uno dei maggiori gruppi legati al mondo petrolifero: la Trevi, che fa piattaforme e trivellazioni. Ha deciso di diversificare là dove di greggio non c’è nemmeno una goccia: costruirà centrali eoliche.
jacopo.giliberto@ilsole24ore.com

Per il grafico fare riferimento al pdf

GREENPEACE, LA LOTTA ALLE BALENIERE

GREENPEACE, LA LOTTA ALLE BALENIERE
E’ ripresa la caccia dei giapponesi alle balene, con almeno cinque esemplari uccisi nel Santuario dell’Oceano Antartico. La notizia arriva da Greenpeace, che per due settimane con la nave Esperanza era riuscita a salvare oltre cento balene e oggi segue le azioni della flotta baleniera della Fisheries Agency of Japan grazie alle informazioni della nave governativa australiana, l’Oceanic Viking.La scorsa settimana l’Esperanza, per aver esaurito tutta la scorta di carburante era rientrata in porto, ma per quattordici giorni aveva tenuto la nave macelleria della flotta baleniera, la Nisshin Maru, a oltre 4.300 miglia nautiche di distanza. Senza la nave macelleria, spiegano gli ambientalisti, le rimanenti navi cacciatrici non potevano agire.Sul fronte della mobilitazione internazionale in difesa dei giganti del mare, questa settimana 42mila possessori di camere digitali hanno risposto all’appello di Greenpeace inviando e-mail a Fujio Mitarai, direttore generale di Canon in Giappone per invitarlo a denunciare la caccia alle balene.

EMERGENZA CLIMA, DUE GIORNI DI DIBATTITO ALL’ASSEMBLEA DELL’ONU

Sarà una due giorni di dibattito dedicata all’emergenza clima quella che terrà banco al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite di New York, lunedì e martedì prossimi (11 e 12 febbraio). Una tappa importante della road map partita da Bali, all’ultima Conferenza mondiale sul clima, quando 187 Paesi hanno concordato di lanciare un processo che in due anni porterà alla redazione di un accordo successivo al protocollo di Kyoto.Il Protocollo salva-clima infatti, che compie tre anni il prossimo 16 febbraio, termina la sua azione nel 2012. Al centro delle discussioni al via lunedì all’Assemblea generale Onu saranno le attività di risposta ai cambiamenti climatici passate, presenti e future.

Titolo del dibattito è “Addressing climate change: the United Nations and the world at work”, che si occuperà quindi delle iniziative da parte delle stesse Nazioni Unite, oltre che di quelle lanciate dai governi di tutto il mondo. In vista di questo appuntamento, il presidente dell’Assemblea generale, Srgjan Kerim, ha affermato che l’Onu non può risolvere il problema del riscaldamento globale da solo, ma “serve una visione condivisa, un consenso globale ed un’alleanza mondiale per l’azione, condivisa da singoli, media, legislatori, imprenditori, governi, organizzazioni regionali e dalla comunità globale rappresentata dalle Nazioni Unite”. Il presidente Kerim, che ha fatto della questione clima la propria bandiera, ha spiegato che il dibattito avrà una funzione di supporto e non si sostituirà certo ai negoziati partiti alla Conferenza di Bali.

“Il nostro scopo – ha detto il presidente dell’Assemblea Onu – è quello di sostenere il processo” della road-map partita in Indonesia, mantenendo quindi viva l’attenzione sul tema e partendo dalle conclusioni faticosamente raggiunte al vertice. A guidare l’apertura dei lavori sarà il rapporto del segretario generale Ban Ki-moon, che spiegherà come i cambiamenti climatici siano “proprio il tipo di sfida globale che le Nazioni Unite sono più adatte a lanciare”.

Tra i partecipanti è previsto il sindaco della Grande Mela, Michael Bloomberg, e Richard Branson, il fondatore e presidente del Gruppo Virgin. Presente anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti. Secondo l’ultimo rapporto preparato dall’Onu in vista di questa riunione, ammonterebbero a 15-20 mila miliardi di dollari le risorse necessarie nel prossimo quarto di secolo solo per ottenere un’energia sostenibile. Il rapporto sottolinea anche l’esigenza di trovare gli approcci necessari per rendere le strutture delle Nazioni Unite stesse più ‘sostenibili’ dal punto di vista ambientale e “climate friendly”, cioé amiche del clima.