GAYLIB A BERLUSCONI: CI ASCOLTI SU COPPIE OMOSESSUALI PROPOSTA ALTERNATIVA A SINISTRA: REGISTRO UNIONE OMOAFFETTIVA

mercoledì 13 febbraio 2008 , di DIRE

 

Roma, 13 feb. – “Silvio Berlusconi e Stefania Prestigiacomo parlino davvero per le liberta’ e per l’interesse dei cittadini: con la nostra proposta del riconoscimento dei diritti delle sole coppie gay non esiste il problema di attacco alla famiglia tradizionale”. Lo afferma Enrico Oliari, presidente di GayLib (i gay liberali di centrodestra), secondo cui “concentrare la campagna elettorale sul falso perbenismo in nome delle liberta’ e’ un controsenso: la famiglia- spiega Oliari- e’ indebolita dall’alto costo della vita, dal caro casa e dagli stipendi deboli, cose della quali e’ responsabile la classe politica, non dal desiderio delle coppie gay di vedere riconosciute le loro unioni”.
Oliari sostiene, infine, che “noi gay di centrodestra abbiamo una proposta alternativa a quella delle sinistre, che e’ il Registro dell’unione omoaffettiva: se Berlusconi vuole un centro-destra europeo, dovrebbe almeno ascoltarci”

 

 

 

 

Il movimento Gay del centrodestra presenta al cav. Berlusconi le sue rivendicazioni, decisamente più attenuate rispetto a quelle che a suo tempo i movimenti Gay di sinistra presentarono al premier Prodi senza però ottenere alcunchè di positivo al meno dal lato pratico.

Dagli articoli apparsi (pochi) l’avvenimento è stato definito “imbarazzante” e accompagnato da un certo “gelo” da parte dei personaggi politici presenti ed anche dall’intera assemblea.

Debbo dire che ancora una volta i movimenti gay italiani mancano assolutamente di coesione; ritengo infatti che, se detti movimenti non procederanno ad un’unificazione decisa ad ottenere riconoscimenti e diritti che attualmente vengono elusi, le richieste fatte a macchia di leopardo dall’uno o dall’altro schieramento saranno destinate  a naufragare infrante contro il muro eretto dal Vaticano e dal suo capo PapaRatzy.

Allo scopo e per fornire un esempio,  mi viene in mente un episodio occorso in Inghilterra credo dopo la seconda guerra mondiale, allorchè le casalinghe del Regno Unito boicottarono gli aumenti effettuati sulla carne (mi pare di maiale) che era e forse è ancora la base del pranzo degli Inglesi.

In altre parole l’unione delle massaie ha fatto si che non comprando la carne il prezzo scendesse immediatamente.

Le leggi dell’economia sono ferree: a domanda inesistente il prodotto cala di prezzo.

Esempio, dicevo, per definire che l’unione ha dato i suoi frutti. Credo e spero che se così fosse anche i diritti dei gay sarebbero già stati riconosciuti, magari partendo dai più immediati per giungere – per chi lo desidera – anche all’adozione.

Sicuramente devo essere utopico nel mio pensiero, ma se la lobby gay statunitense è così forte,  forse è che non ne fa per prima cosa un problema “partitico” ma per prima cosa pensa al bene dei partecipanti la lobby stessa … potrebbe essere una cosa cui pensare !

“Il Tesoretto”

“Il Tesoretto”

Napolitano riduce le spese – Tagli al numero dei Corazzieri

Il bilancio di previsione per il Quirinale scende di 800 mila rispetto al 2006
Trasferiti trenta militari del corpo della guardia presidenziale. Soppresse alcune indennità

<B>Napolitano riduce le spese<br>Tagli al numero dei Corazzieri</B>Corazzieri a cavallo

ROMA – Giorgio Napolitano riduce tutte le voci di spesa del Quirinale, compreso il corpo dei Corazzieri. Nel 2008, il Quirinale spenderà 240 milioni di euro, 800 mila euro in meno rispetto all’anno precedente. Le previsioni di risparmio proseguiranno anche negli anni successivi mostrando per la prima volta una significativa inversione di tendenza. Il bilancio stilato per i prossimi tre anni, 2007-2009, prevede addirittura una riduzione di 3,5 milioni rispetto a quanto era stato ipotizzato in precedenza.

La scure della riduzione delle spese si è abbattuta anche sul corpo scelto, ed amatissimo, che ha cura della sicurezza del Palazzo e della persona del Presidente della Repubblica. Il numero dei Corazzieri, reggimento storico risalente al Regno d’Italia, è stato ridotto di oltre il 10 per cento in appena un anno, passando da 267 unità a 237.

In una nota illustrativa pubblicata dal segretario generale della presdienza, Donato Marra spiega che “la riduzione, già annunciata, è stata conseguita attraverso la riduzione del personale (circa una cinquantina di persone, ndr); la cessazione del meccanismo di allineamento automatico delle retribuzioni a quelle del personale del Senato, e la soppressione di alcune indennità”.

Tutta la struttura del personale verrà rivista radicalmente. Nella nota del Quirinale annuncia una riorganizzazione amministrativa radicale che “comprenderà la pianta organica del personale di ruolo e dei contingenti del personale distaccato e comandato o a contratto, sulla base di una accurata revisione dei fabbisogni di personale”. I Corazzieri sono solo l’inizio

Scontro sul tesoretto, i sindacati: distribuirlo subito

ROMA (12 febbraio) – E’ scontro sul tesoretto fra il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa e i sindacati. «Il tesoretto non c’è. L’ho detto a dicembre e nel frattempo la situazione è solo peggiorata», ha dichiarato Padoa-Schioppa, che frena così sulle ipotesi di un alleggerimento a breve della pressione fiscale in Italia, come chiesto da varie esponenti del Pd. Pronta la replica dei sindacati: il tesoretto c’è e va distibuito subito ai lavoratori.

«Il tesoretto? Lo sapremo solo a marzo», ha poi precisato il ministro dell’economia rispondendo a chi gli chiede di commentare la frase attribuitagli da Repubblica. «Oggi – ha spiegato il ministro – è il 12 febbraio e tra un mese uscirà la relazione unificata sull’economia e la finanza. Solo in quel momento avremo un quadro aggiornato della situazione economica e dello stato dei conti. Prima di quel momento – ha proseguito – non saremo sufficientemente informati per pronunciarci. E dubito che altri al di fuori del ministero abbiano più informazioni di noi». Dunque, per il ministro, «quello che si legge in questo momento fa parte del dibattito elettorale. E io non intendo pronunciarmi».

«È perfettamente legittimo, ma solo entro i vincoli fissati nel programma di stabilità, fare manovre di bilancio, di ridistribuzione fiscale e che rafforzino gli investimenti pubblici», ha poi aggiunto Padoa-Schioppa. «E’ importante non deviare dal percorso verso l’obiettivo di medio termine» (cioè il pareggio di bilancio) e che tali misure restino nei vincoli Ue. Il ministro ha comunque sottolineato che prima della presentazione della relazione unificata, che avverrà il prossimo mese, non si potrà avere una situazione complessiva della situazione economica e dello stato dei conti pubblici.

«L’Italia esce dal reparto di terapia intensiva e va in corsia»: con
questa metafora il ministro dell’Economia commenta poi il fatto che l’Ue in maggio chiuderà la procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti del nostro paese. «L’opinione dell’Ecofin ci dà la certezza che a maggio l’Italia sarà esentata dalla procedura per decifit eccessivo», ha sottolineato il ministro dell’Economia. Ma poi ha ammonito: «L’Italia non è ancora dimessa, perché questo avverrà solo quando sarà raggiunto l’obiettivo di medio termine del pareggio di bilancio. Si esce dal braccio correttivo del patto Ue di stabilità di crescita e si entra in quello preventivo che impone ulteriori sforzi».

L’Ecofin ha intanto oggi dato il via libera al programma di stabilità 2007-2011aggiornato dell’Italia che fissa la strategia di finanza pubblica. Per quel che riguarda il nostro Paese, tre sono le principali indicazioni: rafforzare il bilancio 2008 attraverso misure più ambiziose; attuare pienamente la riforma delle pensioni per abbattere l’elevato livello del debito pubblico; migliorare l’efficienza e la qualità della spesa pubblica.

I sindacati: c’è e va distribuito. Sul tesoretto non si discute: «È la priorità da cui non si può prescindere», ha detto il lader della Cgil, Guglielmo Epifani. «Per il sindacato non cambia nulla. Ed è imbarazzante e singolare che nonostante sia
stato sfiduciato il governo presenti comunque le sue divisioni», conclude.

La Cisl invece non crede alle ultime dichiarazioni del ministro dell’Economia. «Troppe volte ha detto una cosa e poi ci ha fatto trovare di fronte ad un’altra», ha spiegato il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. «A noi risulta che l’extragettito – ha aggiunto – ammonti a più di dieci miliardi di euro ed ecco perchè riteniamo un errore non averlo ridistribuito, con agevolazioni fiscali, ai lavoratori e pensionati che sono gli unici che hanno la ritenuta alla fonte e pagano fino all’ultimo centesimo». Secondo Bonanni «è bene che questa discussione, anche poco seria, finisca. Perché non è possibile che tutti i ministri dicano che questi dieci miliardi ci sono e, poi, di volta in volta, si cambia opinione, creando sconcerto e sbandamento tra le persone che hanno più difficoltà a vivere. Questo non è giusto».

Le risorse del tesoretto «ci sono ma il Governo si divide su come utilizzarle e temo non saranno utilizzate per quello che chiediamo, cioè il taglio delle tasse per i lavoratori dipendenti, nè da questo Governo nè dal prossimo. È per questo che
ho detto che lo sciopero è solo rinviato», ha sottolineato anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. «Premesso – ha aggiunto – che ho sempre ritenuto che le risorse c’erano e sarebbe stato opportuno metterle a disposizione quando il sindacato le chiedeva perché il Governo avrebbe fatto una cosa utile per i lavoratori e per se stesso, mi sembra molto probabile che si troverà il modo di far sparire il tesoretto: chiunque vincerà ci spiegherà che non ci sono le risorse per tagliare le tasse ai dipendenti ma ad altri sì».

Bertinotti: non sono d’accordo con Padoa-Schioppa. «Non sono d’accordo con il ministro Padoa-Schioppa, perché ci sono delle risorse economiche» per intervenire sui salari. Così il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, secondo il quale «non sono impugnabili limiti di bilancio contro la questione fondamentale di chi con mille euro al mese non arriva alla fine del mese». Un intervento, per Bertinotti, «si poteva fare nella scorsa Finanziaria o subito dopo, e si potrà fare in futuro».

Damiano: risorse ci sono. «I dati che io conosco mi dicono che le risorse ci sono. Ma bisogna fare presto, perché diminuire la pressione fiscale sulle retribuzioni è un bene per il paese al di là degli schieramenti politici». Così il ministro del lavoro Cesare Damiano sull’esistenza delle risorse necessarie per ridurre le tasse sul lavoro dipendente.

Bersani: riduzione tasse sui salari possibile. Il calo della pressione fiscale sui salari non può essere ridotto all’utilizzo di un qualche tesoretto, ma deve essere inserito in una operazione più strutturale di taglio della spesa. A sostenerlo è il ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani. «Mai ragionato in termini di tesoretto – ha spiegato infatti il ministro – ma di manovra di riduzione delle tasse sui salari in un quadro di accordi sulla produttività e con impegni ad una riduzione della spesa pubblica, sui quali il Tesoro stava lavorando. Confermo quindi che ci sono le condizioni per fare un’operazione sui salari, in un quadro che presuppone impegni strutturali che sono alla nostra portata».

Almunia: no ai tagli fiscali. In Italia tutti i candidati alle prossime elezioni devono puntare al rafforzamento dei conti pubblici. È il messaggio che arriva dall’Europa, dove alle ipotesi di riduzione delle tasse o di aumento dei salari, al centro del dibattito politico di casa nostra, si risponde con la richiesta di «misure specifiche» per consolidare il bilancio già nel 2008. «Noi non partecipiamo alla campagna elettorale italiana – ha detto il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, lunedì sera al termine della riunione dell’Eurogruppo – ma il rafforzamento del consolidamento delle finanze pubbliche è un buon messaggio per tutti i candidati», di centrodestra e di centrosinistra.

Il guardiano dei conti pubblici europei ha quindi ricordato i contenuti della raccomandazione rivolta al nostro Paese. «Innanzitutto abbiamo invitato l’Italia a rafforzare gli obiettivi di bilancio nel 2008, per garantire un adeguamento più ambizioso attraverso misure specifiche. Poi, sul fronte dell’elevato debito pubblico abbiamo chiesto di applicare pienamente la riforma pensionistica. Il ministro Padoa-Schioppa ci ha detto che ciò sta avvenendo, e noi accogliamo questo annuncio favorevolmente. La terza raccomandazione è infine quella di fare più sforzi per migliorare la qualità della spesa pubblica».

Anche il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha sottolineato la necessità che l’Italia lavori «ad un bilancio 2008 più mirato». Il nostro Paese, comunque – come ha ricordato Almunia – si avvia verso la chiusura del procedura di infrazione per deficit eccessivo aperta dall’Ue nel 2005.